Lettera dei Vescovi del Lazio ai fedeli

In occasione della Pentecoste 2019 i Vescovi del Lazio hanno scritto una lettera ai fedeli, invitando i sacerdoti a leggerla durante le messe.

La lettera completa si trova sul sito della Diocesi di Roma o si può scaricare qui.

Nel twitter @CappellaSamadi ho pubblicato un mio commento; lo ripropongo di seguito in questo post.

Sintesi del documento

I vescovi si dicono preoccupati per i livelli crescenti di tensione sociale che essi ritengono legati alla crescita di povertà e disuguaglianze in tutte le fasce sociali. Essi intendono porsi accanto a tutti i poveri.

Nello specifico osservano che la sofferenza è identica sia che si tratti di italiani che di stranieri. Sostengono che ogni povero è figlio di Dio e non si possono fare distinzioni in base alla nazionalità. Sulla base del vangelo, poi, l’altro deve considerarsi un dono.

I vescovi ritengono che i fenomeni migratori siano ineluttabili e che non vadano affrontati con la paura ma con quel senso di accoglienza che ha da sempre caratterizzato l’Italia.

Ai vescovi preme sottolineare come le Caritas e le altre realtà solidali vadano in soccorso di tutti i tipi di povertà. Perciò concludono con l’appello a maturare una cultura di incontro, di bene comune, di cura della terra, di lotta alla povertà.

Commento

Si tratta di un testo dal contenuto in larga parte condivisibile nelle sue linee essenziali. Estremamente positivo il fatto che tutti i vescovi del Lazio lo abbiano sottoscritto, conferendo la giusta autorevolezza ai temi toccati.

Degna di nota la menzione di coloro che soffrono per il disagio psichico tra i “poveri” che i vescovi intendono abbracciare. Senza che ciò induca a generare nuovi stigmi intorno alla malattia psichiatrica: qui conta l’abbraccio della Chiesa ai sofferenti.

Il fatto che i vescovi abbiano sentito l’esigenza di scrivere ai fedeli, tra i quali evidentemente sono anche preti e suore, dimostra indirettamente che ci si trova in presenza di alcune tensioni interne. Emerse soprattutto nei “mesi trascorsi” (riferimento alle elezioni?).

Inutile nascondersi che non solo tra i laici ma anche tra clero e religiosi si manifestino segni di insofferenza verso le prese di posizione della gerarchia. Basta scorrere twitter ed è facile imbattersi persino in preti che plaudono alla “chiusura dei porti“.

Propongo due osservazioni su temi che mi pare doveroso approfondire.

La convinzione che povertà e disuguaglianze crescenti siano alla base delle tensioni sociali non mi pare sufficientemente motivata. O comunque non è dimostrata abbastanza.

Se consideriamo i dati ISTAT 2018 (qui) secondo cui tra il 2016 e il 2017 la povertà assoluta e quella relativa crescono prevalentemente al Mezzogiorno, che verso i migranti si mostra molto più accogliente di altre regioni italiane, la tesi dei vescovi non sembra sostenibile.

Nel testo elaborato dai vescovi si avverte tutta la fatica di cercare interpretazioni della realtà che non sfiorino l’aspetto politico. Questo atteggiamento, oltre a non favorire la chiarezza, mutila in modo profondo la possibilità di soluzioni.

In particolare – seconda osservazione – occorre ricordare che intolleranza e razzismo non sono derubricabili a “mode” del momento. Sono invece il frutto avvelenato di una cattiva politica, possono costituire reato di fronte alla legge e rappresentano forme di peccato.

Politiche di stampo fascista si nutrono di e alimentano divisioni alla ricerca di un nemico: se non fosse lo straniero sarebbe il prete o il Papa, se non fosse l’Unione Europea sarebbe la Cina o la Germania. Occorre chiamare la realtà col suo nome e non essere “ingenui.

Infine direi che un popolo che scelga di farsi rappresentare in modo meschino mette a repentaglio il benessere proprio e delle future generazioni. Si pensi alla follia di chi vorrebbe non onorare il debito pubblico o di chi vorrebbe separarsi dalla UE e dall’euro.

Da parte dei vescovi e dei preti sani si tratta di aiutare i propri fedeli a fare una riflessione globale nella quale analisi sociologiche, politiche ed economiche si fondano con analisi etiche e religiose per vincere gli egoismi e compiere le scelte più evangeliche.

L’appello dei vescovi del Lazio nella Pentecoste 2019 è un primo apprezzabilissimo, doveroso, rispettabile passo.

Preghiamo perché non manchi a loro e ai credenti il coraggio dei passi successivi, traendo le giuste conclusioni da queste premesse.