Guerre e senso delle proporzioni

Abbazia di Montecassino dopo il bombardamento (15/2/1944). 239 bombardieri alleati sganciarono circa 453 tonnellate e mezza di bombe sull’Abbazia di Montecassino radendo letteralmente al suolo il luogo di culto fondato da S. Benedetto (qui).

Dresda dopo il bombardamento richiesto da Stalin ed eseguito da USA e GB. (13/2/1945). Considerato il primo caso di utilizzo strategico delle bombe, al fine di fiaccare la capacità industriale e morale del nemico (qui).

Hiroshima vari mesi dopo il bombardamento (6/8/1945). Il primo caso nella storia di utilizzo della bomba atomica per piegare la resistenza militare del nemico (qui).

Tibet esecuzioni sommarie ad opera della Cina (1950-1959). La feroce repressione in Tibet e la tragedia del suo popolo iniziò nel 1950. La Cina invase completamente il Tibet nel 1959, annettendo un territorio vasto come metà dell’Europa (qui).

Grecia guerra civile e dittatura dei Colonnelli (1967-1974). Arresti per oltre 10.000 persone, torture sistematiche, scomparsa degli oppositori del regime (qui).

Kim Phúc fotografata nuda e in lacrime insieme ad altri bambini dopo un bombardamento al napalm in Vietnam (8/6/1972) (qui).

Ruanda Burundi genocidio degli Hutu (1972-1973). Il genocidio degli Hutu ha insanguinato la regione dei Grandi Laghi con 200.000-300.000 Hutu massacrati dall’esercito del Burundi a seguito di una ribellione (qui).

Ruanda Burundi genocidio dei Tutsi (1994). 800.000 morti in 100 giorni, nella stragrande maggioranza Tutsi, per mano delle milizie Hutu, il gruppo maggioritario del popolo ruandese (qui).

Cambogia genocidio dei Khmer ad opera dei Khmer Rossi (1977-1979) combattuti dagli USA. Circa 650.000 Khmer delle città e circa 675.000 Khmer delle campagne perirono ad opera dei Khmer rossi: esecuzioni, schiavitù, malattie, assenza di cure mediche e lavoro massacrante (qui).

Argentina colpo di stato, dittatura e guerra civile (1976-1983) (qui). Durante il periodo più oscuro di dittatura si contano oltre 30.000 desaparecidos e migliaia di vittime civili.

Afghanistan ritiro delle truppe russe (1975/1989). Il 15/2/1989 sul ponte di Termez scavalcando l’Amu Darya, “il fiume degli imperi”, passano le truppe del generale Boris Gromov lasciandosi alle spalle tra 600.000 e 2.000.000 di civili afghani morti (qui).

Mostar ex Jugoslavia guerra civile (10/2/1994). Vengono uccisi tre giornalisti italiani. Grazie a loro si è fatta luce sui “bambini senza nome”, i figli degli stupri etnici che oggi hanno finalmente un riconoscimento giuridico e legale (qui).

Libia guerra civile e morte di Gheddafi (20/10/2011). Il sostegno libico a organizzazioni terroristiche palestinesi (Abu Nidal, Settembre Nero) portò un flusso di denaro, armi e aiuti logistici tale da permettergli di agire a livello internazionale con il massacro degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco di Baviera avvenuto nel settembre 1972, e l’attentato agli aeroporti di Vienna e Fiumicino del dicembre 1985 (qui).

Myanmar guerra civile (2021-2025). Min Aung Hlaing, capo delle forze armate del Paese, pone fine a un breve periodo di riforme democratiche guidate da Aung San Suu Kyi e catapulta il Paese in una guerra con 50.000 morti (qui).

Mariupol bombardata dai russi (24/2-20/5/2022).

 

 

 

 

 

La guerra è nel mio mondo, in casa e cortile

mi ci agito dentro come un animale in gabbia,

gratto per uscirne

Oksana Stomina

(qui).

Mi scuso con tutti coloro che si sentiranno trascurati da questo necessariamente breve riepilogo di alcuni conflitti nel mondo. Distruzioni e genocidi che interpellano: dove eravate? Qualcuno potrà dire che non era nato, altri che era troppo giovane. I conflitti – le guerre – hanno tutti in comune alcuni elementi: disumanizzazione, violenza omicidiaria, sadismo, ingiustizie, prevaricazioni. Spesso accompagnati da sete di potere e di denaro. Non ci sono galanterie nelle guerre. O dai la morte o muori.

Sia che si difendano ideali o i più deboli, sia che si voglia ripristinare la giustizia, nelle guerre è impossibile “restare umani”. Per questo occorre rifiutare la guerra come soluzione delle controversie e ancor più come metodo di offesa. È da borghesi salottieri o da ingenui nati davanti ai videogames e nutriti a cocacola e macdonalds facendo l’ape al corso e il we con vueling pensare a una guerra in bianco e nero, da una parte i buoni dall’altra i cattivi. Dimenticando storia, evoluzioni politiche. Tutto.

Amo la pace e sarò sempre per la pace.

Purché ci si intenda: né la pace degli intellettuali salottieri né la pace degli attivisti ingenui; nemmeno la pace degli esichisti che maschera codardia, o la pace dei finto-religiosi, capaci di ammazzarti perché Dio lo vuole…

La pace è lotta, non rinuncia. La pace è disarmo del carnefice, non olocausto della vittima. La pace è giustizia, non oppressione. La pace è libertà, non sudditanza. La pace è fare il bene, non fare il male. La pace è fratellanza, non dominazione.

La pace ha così grande valore che per la pace si può vivere e si può morire. Senza alimentare odio. È la guerra che non vale nulla, perché non è mai sazia, mentre uccide crea solo condizioni per altre distruzioni.

Beati davvero gli operatori di pace!

Ma sembra che si sia perso il senso delle proporzioni.

Le guerre, tutte, sono morte e distruzione. Orrori senza fine.

La guerre non si distinguono tra buone e cattive, non distinguono un “blocco navale” buono da un altro cattivo perché considerato “illegale”. Come se una qualsiasi legge sovranazionale potesse stabilire che le acque territoriali italiane siano invalicabili.

C’è chi vorrebbe assedii giustificati. Ma quando mai un assedio è giustificabile? Chi lo decide? 

Le bombe non distinguono militari e civili, bambini e anziani. Bombardare selettivamente i 18enni non fa diventare la guerra più morale di quella dove si bombardano minorenni e centenari.

Occorre senz’altro difendersi e disarmare l’aggressore. Ma chi aggredisce chi? Lo sanno bene, quanto è difficile, gli avvocati che in Italia difendono i clienti accusati di eccesso di legittima difesa.

E chi ferma chi? Un conflitto che si estende non ha mai prodotto i risultati attesi. Gli USA in Vietnam e in Cambogia hanno perduto, ma forse lottavano per la parte “giusta”. L’URSS in Afghanistan… lasciamo stare.

Le guerre, tutte, sono una indicibile fabbrica di lutti, orrori, sofferenze. E prima finiscono meglio è per tutti.

Anche le guerre ibride e le guerre dei droni. La guerra ibrida e la guerra dei droni sono la vera novità di questo millennio. L’invenzione della nuova polvere da sparo…

Ma una guerra non è meno sporca se è fredda o se è ibrida o se spacca le vetrine o se si arma di parole. O se la facciamo fare ai droni, alle flottille e ai social su internet. Resta sotto, dentro, una violenza alla umanità. Inaccettabile come violenza, inaccettabile come attentato alla umanità.

Il vero atto di coraggio di questo millennio sarà di chi saprà riconoscere – e disarmare il prima possibile – ogni atto di violenza alla umanità, in pensieri, parole, opere e omissioni. Prima di tutto in se stesso.