Guerra fredda, freddissima, praticamente bollente

I più giovani sembrano travolti dagli eventi contemporanei. Il timore di una terza guerra mondiale serpeggia, non sembra essere stato mai tanto vivo quanto ai nostri giorni. Gli attori globali – chiunque essi siano – si presentano sulla scena mondiale ora come problemi ora come soluzioni.

Dirò la mia, senza pretese di verità incombenti. La semplice lucida analisi del vissuto e della memoria di un ex giovane.

Al termine della seconda guerra mondiale si risvegliarono vincitori e vinti stanchi di sangue e di lutti. Si pensò fosse facile mantenere la pace basandosi su equilibri di forza. Un blocco di potere a est, un blocco di potere a ovest. Un braccio di ferro in perfetto equilibrio che assicurava la coesistenza pacifica.

Non ci volle molto tempo perché quel braccio di ferro divenisse un nuovo tipo di guerra, la guerra fredda. Basata sul principio della deterrenza atomica (guarda un po’ quante bombe ho più di te!) la guerra fredda generava la paura di un conflitto dove tutti sarebbero stati perdenti e frenava l’iniziativa di chi volesse per primo premere il pulsante.

Un paio di generazioni sono vissute così. Persino nazioni povere senza nemmeno gli occhi per piangere come India e Pakistan si armavano con bombe atomiche, nella “speranza” di far paura ai vicini bellicosi. Le menti più contorte erano arrivate financo ad amare quella bomba che sembrava garantire la pace (qui). Solo poche voci si levavano a ricordare che la pace non è la semplice assenza della guerra, né può ridursi unicamente a rendere stabile l’equilibrio delle forze avverse (qui); che non può considerarsi pacifismo una concezione pigra e vile della vita e che senza sincerità, giustizia, libertà, verità, amore non si dà nessuna pace (qui).

Voci nel deserto.

Comunque, per chi avesse la memoria corta, ricordo che la guerra fredda aveva costi esorbitanti. La pace costa cara, ma la guerra – fredda o calda – costa molto di più. Quando si arrivò a parlare del faraonico progetto dello scudo stellare ci si rese conto che la corsa agli armamenti stava compiendo il suo ultimo giro di pista.

Fu quello il momento che menti illuminate (dalla mancanza di quattrini) si resero conto che era meglio smantellare  gli arsenali piuttosto che crearne di nuovi e mantenere quelli attuali. Era il 1987, sembra trascorso un millennio. Reagan e Gorbachev firmavano il trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) che poneva fine alla vicenda degli euromissili (ve la siete scordata, eh?). Gli euromissili erano armi a corto raggio installate dal 1983 da USA e URSS nella (più o meno) consenziente Europa. Armi che avrebbero potuto annientare l’Europa senza nemmeno scalfire le due superpotenze.

Un bell’affare quello in cui tizio e caio si fanno guerra tra di loro, distruggendo casa di sempronio…

Comunque fossero andate le cose, significativo che di lì a poco (1991) sempre Gorbachev firmasse con Bush l’accordo START (da Strategic Arms Reduction Treaty) con il quale ci si impegnava reciprocamente alla riduzione delle armi strategiche, quei missili a lungo raggio con i quali le due superpotenze si sarebbero potute distruggere a vicenda, oltre a distruggere cinque volte l’intero pianeta Terra…

Ecco, noi che veniamo da quell’epoca ci rendiamo conto meglio di altri del cambiamento di scenario, dove la commedia-dramma-tragedia ha la stessa trama con gli stessi attori. E con qualche novità, che ora vi dirò.

La guerra ibrida ha preso il posto della guerra fredda. La pace muscolare dell’egemonia con le rispettive sfere di influenza è rimasta la stessa, cambiando di poco gli attori: un tempo USA e URSS erano nemici, oggi USA e RUSSIA fanno blocco (economico) tra loro e vedono nell’Unione Europea il nemico (economico) emergente. La Cina, che allora osteggiava gli USA e sdegnava l’URSS, si è avvicinata agli Stati Uniti e alla Russia, trovando nuovi, interessanti e fecondi terreni di sviluppo economico.

Follow the money…

La guerra dei dazi è l’espressione più becera e triviale di quel nuovo rapporto di forze che si vorrebbe imporre al mondo: mentre l’Unione Europea nasce sulle basi del libero scambio e della libera circolazione dei cittadini, correnti di pensiero e di azione vorrebbero limitare scambi e circolazione per piegare le controparti al proprio ruolo egemone.

La mia modesta sensazione è che sia stata esattamente la nascita dell’Unione Europea a gettare nel panico le scatole craniche di alcuni poveracci. L’Unione Europea non è solo potenzialmente l’attore mondiale con maggiore appeal per civiltà, storia, progresso, economia. L’Unione Europea è di fatto il più appetibile terreno di conquista da parte di avversari storici e di ex-amici, oltre che di potenziucole emergenti, giganti dai piedi di argilla destinati a crollare al primo accenno di instabilità (arriva, arriva… tranquilli, che arriva…).

Sono convinto che il motivo (non dichiarato) dello scontro che sembra infiammare il mondo, che sta rendendo bollenti i rapporti tra le Nazioni risieda nel timore di una Unione Europea forte, egemone culturalmente, alla quale vengono rimproverate colpe del passato non potendola accusare nel presente di rimanere – fino a quando? – un baluardo di libertà e di civiltà.

Per questo sono anche convinto che solo una risposta decisa dell’Unione Europea sarà in grado di determinare le sorti del mondo. Quanto più debole si mostrerà l’Unione Europea, tanto più facilmente avranno gioco avversari storici, ex-amici e potenziucole emergenti nel tentativo di attrarre nella loro sfera di influenza questa o quella delle Nazioni che la compongono. Scatenando guerre, fredde, freddissime, ibride, economiche (e armate) sempre più bollenti.