La speranza ha fatto muffa in cantina

Avevo sperato fino all’ultimo che l’immagine diffusa dai mezzi di comunicazione fosse frutto di un pessimo utilizzo della AI.

Ho provato a farla analizzare. “100% Umano”.

Sono costernato e addolorato.

Non posso considerare “umano” ciò che è scritto su quel cartello. Non c’è nulla di umano nell’incoraggiamento ad “appendere” qualcuno ad una “corda” fornita “in omaggio“.

Soprattutto rifiuto categoricamente discriminazione e violenza contro il popolo ebraico.

Nel post-tweet che ho pubblicato sono comparse critiche non tanto al messaggio disumano di quel cartello quanto a me, che non saprei distinguere tra “sionista”, forse “nazista” ed “ebreo”.

Mi sento in obbligo di precisare il mio pensiero per dissociarmi in modo netto dalle critiche che mi vengono mosse.

Il concetto espresso dal cartello è riprovevole, indipendentemente da autore, estrazione politica e destinatario. Non solo è indice di scarsa attitudine politica (la politica è l’arte di governare la polis, la città, non di impiccare i cittadini), non solo – come detto – ha caratteristiche disumane, ma in una manifestazione per la pace incita in direzione opposta, alimenta il conflitto. Dunque, messaggio sbagliato sotto ogni profilo.

Nel riferirsi ai “sionisti” l’autore del messaggio si allinea a un grave errore. Sul sionismo, movimento politico-sociale-economico sviluppatosi alla fine del XIX secolo in seguito allo sviluppo dell’antisemitismo europeo e attualmente presente come organizzazione per lo sviluppo di Israele, si stanno dicendo e scrivendo montagne di castronerie. È sicuramente molto complicato per la mentalità di un occidentale comprendere l’intricato rapporto tra storia, religione, politica, economia all’interno dell’unicum che è lo Stato di Israele. Il contesto in cui nasce l’espressione utilizzata dall’autore del cartello appare un contesto culturale e morale degenerato.  

Resta inaccettabile confondere, come avviene nella critica odierna, Stato di Israele con Organizzazione sionista, e ancor peggio con ebraismo e (anti)semitismo. Ci troviamo davanti ad un complesso di luoghi comuni testimoniati da alcuni commenti che si sono susseguiti al mio post-tweet. Essi mostrano con gravissima evidenza il rigurgito di barbarie che hanno portato ai più atroci delitti nell’Europa che si vanta di essere patria della Democrazia e dell’Illuminismo.

Non da ultima, la satira contribuisce ad argomentare sui temi di attualità riproponendo schemi mentali triti e senza fondamento. Basti vedere la vignetta realizzata da Vauro Senesi per Il Fatto Quotidiano in relazione allo sciopero generale. 

Un personaggio in croce, che potrebbe ricordare Gesù di Nazareth, fondatore del cristianesimo, sembra incoraggiare i manifestanti contro coloro che lo hanno crocifisso. Puntualizzo: Gesù di Nazareth era ebreo. Gesù di Nazareth non ha mai incoraggiato i suoi a manifestare e tantomeno a combattere né i Romani invasori né i suoi crocifissori. Gesù di Nazareth è morto sulla croce per salvare tutti gli esseri umani, compresi i suoi crocifissori. Si tratta, quindi, di una evocazione figurativa priva di qualsiasi fondamento, storico, religioso, artistico, che piega la realtà al solo fine di sollecitare il conflitto.

 

La critica alla guerra israelo-palestinese in corso non giustifica in alcun modo l’incoraggiamento alla violenza contro l’una o l’altra parte. Quando scrissi, a proposito della guerra russo-ucraina, che ritenevo corresponsabile il popolo russo con i suoi governanti mi scontrai contro un muro di critiche. Andando a rileggere i commenti che allora mi venivano fatti, ho ritrovato persone che oggi si scagliano veementemente contro Israele. Resto sempre della mia opinione di allora: una guerra non viene fatta dai capi tout-court, per quanto su di loro pesi la responsabilità maggiore. Se un popolo non reagisce, anzi approva, non può ritenersi immune dalle medesime responsabilità. Vale per i russi, vale per gli israeliani. Vale pure per i palestinesi. Trovo in ogni caso inaccettabile il ricorso o l’incitamento a qualsiasi forma di violenza, persino contro i colpevoli, figuratevi contro gli innocenti.

Considero innocenti le 1200 vittime civili e militari di Hamas che il 7 ottobre 2023 ha preso in ostaggio 250 persone in quello che Israele, come Stato sovrano, ha ritenuto un atto di guerra. In seguito al quale si è scatenata l’ulteriore violenza che sta portando innegabili lutti e distruzione a Gaza. In un contesto di belligeranza (e lo ricordo a tutti: nessuna guerra è una cena di gala) utilizzare espressioni che invece di porre fine al conflitto lo alimentano è un atto scellerato di premeditata istigazione all’escalation. E io respingo con tutto me stesso tale atteggiamento.

Se persino la tanto osannata flottilla ha ricevuto la benedizione, piuttosto disonorevole, del leader iraniano Khamenei, forse è arrivato il momento di porsi qualche domanda precisa sul futuro che stiamo preparando al mondo. Mentre l’Italia sembra ammuffire in vecchi schemi ideologici che non hanno portato nulla di costruttivo in nessuna parte del pianeta. 

 

La speranza che almeno l’Europa si fosse liberata dalla muffa velenosa del razzismo e dell’antisemitismo sta finendo per fare la muffa pure lei, in cantina.