L’effetto QU

 

20/02/2020 Redazione

In economia l’effetto QU cominciò ad essere studiato a partire dal 2018. In quell’anno, a seguito delle elezioni politiche del 4 marzo, si imposero i programmi elettorali populisti del Movimento 5 Stelle.

Il suo leader, comico genovese, ribaltando tutte le convinzioni dell’epoca aveva teorizzato per ogni cittadino il diritto non tanto del lavoro quanto del reddito.

In altri termini, essendo comico (faceva ridere) e genovese (tradizionalmente i genovesi hanno un buon rapporto col denaro), il canuto Giuseppe Piero Grillo (detto Beppe), col lodevole proposito di vincere la piaga della povertà, proponeva “un’idea incredibilmente semplice“, che cioè tutti i cittadini ricevessero a carico dello Stato un reddito di base garantito: “Si tratta di un reddito mensile per coprire i bisogni di base: cibo, riparo, istruzione. È completamente incondizionato, quindi nessuno ti dirà cosa devi fare per averlo, né come devi spenderlo. Il reddito di base non è un favore, ma un diritto” (fonte).

Nel mese di aprile venne formato un governo a guida M5S e il reddito di base garantito divenne legge dello Stato a settembre 2018, tra i primi provvedimenti presi dal nuovo Parlamento. Al compimento del 18imo anno di età tutti i cittadini che non risultavano percettori di reddito ricevettero un assegno di 780,00€ mensili. I cittadini il cui reddito non raggiungeva la soglia minima di 780,00€ ricevevano un’integrazione, sempre da parte dello Stato.

Già a novembre 2018 si osservò una prima anomalia, successivamente attribuita all’effetto QU: si ebbe un sensibile decremento degli occupati. In particolare si segnalò la diffusione della tendenza alle dimissioni dal lavoro da parte dei dipendenti con lavori poco specializzati e redditi inferiori ai 1000,00€ mensili.

A dicembre 2018 emerse una seconda anomalia, anche questa attribuita all’effetto QU. Le aziende, soprattutto quelle con meno di 15 dipendenti, stavano riscrivendo i contratti in modo da ridurre ore lavorate e conseguente retribuzione, che di media si aggirò intorno ai 500,00€, senza peraltro assumere nuovo personale. Solo a giugno del 2019, a seguito di alcune segnalazioni e relativi controlli, fu possibile comprendere il meccanismo che si stava affermando: di comune accordo imprenditori e lavoratori, come conseguenza di una riduzione dell’orario di lavoro, dichiaravano una retribuzione inferiore al reddito di base garantito, facendo quindi scattare l’intervento integrativo dello Stato. In realtà l’orario di lavoro non subiva modifiche, ma le eccedenze rispetto al dichiarato venivano retribuite in nero. Il lavoratore aveva il vantaggio di trovarsi qualche centinaio di euro in più in busta paga senza modificare nulla rispetto alle precedenti condizioni lavorative e il datore di lavoro il vantaggio di pagare meno tasse e contributi. La truffa ai danni dello Stato era peraltro difficile da scoprire per via dell’accordo tra le controparti.

Gli studiosi di economia avevano cominciato ad interrogarsi su un possibile effetto QU fin dal dibattito parlamentare intorno alla legge. Apparve chiaro fin da subito che l’effetto avesse due componenti, la prima, denominata U, debitrice ai lavoratori; la seconda, denominata Q, debitrice ai datori di lavoro.

Solo alla fine del 2018 e inizi 2019 si arrivò tuttavia ad una formulazione precisa dell’effetto. Per un lavoratore esso fu definito così:

la tendenza di un qualsiasi lavoratore a rinunciare a un reddito da lavoro reale o presunto R cresce quanto più il rapporto U tra il reddito R e il reddito di base garantito B (U=R/B) si avvicina a 0

Come dire: mi accontento anche di pochi soldi purché possa faticare di meno o per niente.

L’effetto QU per le imprese venne racchiuso nella seguente espressione:

in presenza di un reddito di base garantito, qualsiasi impresa tenderà a cessare la sua attività nella misura in cui l’indice Q, pari al prodotto tra i profitti P e il rapporto U (Q=P*U), si avvicina a 0

Come dire: se non aumento (in modo onesto o disonesto) lo stipendio del dipendente ben oltre il reddito di base garantito, quello scappa e io chiudo.

Gli studiosi di economia ancora oggi amano distinguere due fasi nella crisi che si presentò in Italia. La prima fase, chiamata effetto QUlow, quando l’effetto era ancora debole, fu contrassegnata da un periodo di euforia sociale; le persone ebbero l’illusione di poter sopravvivere senza troppi affanni e di poter gestire anche entrate marginali non dichiarate; non era infrequente udire tra le strade della Capitale gioiose espressioni gergali per sottolineare il felice periodo così traducibili: “Che fortuna ho avuto col reddito di base garantito!“. Ma alla fase del QUlow fece seguito una fase più forte dell’effetto QU perciò denominata QUhigh, quando cioè gli entusiasmi iniziali si smorzarono facendo posto ad uno stato di sofferenza variamente manifestato, sia a livello economico che a livello socio-politico; sempre più spesso tra le strade di Roma si udivano lamenti e urla, che in italiano suonerebbero pressappoco: “Che guai col reddito di base garantito, ahi ahi ahi!“.

L’effetto QU dimostrò inoltre una funzione valanga, soprattutto per valori di U prossimi o inferiori a 1 e aziende che non riuscirono a incrementare i redditi dei loro dipendenti senza ricorrere a strumenti truffaldini, una valanga che devastò non poco i conti pubblici.

Nel giugno 2019 furono oltre 20.000 aziende a chiudere l’attività, il reddito di base garantito schizzò verso l’alto in ragione del 315% ogni mese, il deficit dello Stato che nel 2017 si era attestato al 2,1% (fonte) esplose oltre il 25% nel 2018 e oltre il 50% nel 2019.

Tutto il resto è storia realizzatasi nel giro di pochi mesi: la sospensione dell’Italia dall’UE, l’incontenibile debito pubblico non più sostenuto da emissione di titoli, ormai declassati a CC e D, l’inflazione che in breve raggiunse il 4000%, l’emissione delle BungaLire dopo il flop dei Minibot. I tumulti di piazza e le 7 giornate di Sgurgola Marsicana, unico centro italiano ad essersi ribellato al reddito di base garantito, ai minibot e alle bungalire e che venne piegata dopo una settimana di aspre barricate bancarie e postali.

In due anni il volto dell’Italia è cambiato. I pochi extracomunitari che si vedono per le strade sono per lo più spacciatori di euro, scambiati con gioielli e oro. I carri autarchici, trainati da cavalli e buoi per sopperire alla endemica mancanza di idrocarburi fagocitati dalle poche industrie ancora in attività, sono stracarichi di gente che si sposta nelle campagne per la raccolta della cicoria. I centri commerciali non più utilizzati sono stati trasformati in dormitori collettivi. Le banconote da 780,00€, emesse nei primi tempi della crisi, vengono bruciate a mazzette per scaldarsi e cucinare.

E io porto qui con me la grande speranza di tornare a vedere l’Italia di prima.

Da Kiribati è tutto.