La missione è una passione per Gesù ma, al tempo stesso, è una passione per il suo popolo (EG 268)

Contenuto del ritiro del SeAMI (13 aprile 2019)

Propongo un percorso attraverso le espressioni più significative che compaiono nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium a proposito di missione (43 volte), comunione (19 volte) e partecipazione (8 volte), grazie alle quali si potrebbe delineare il profilo dell’evangelizzazione nel terzo millennio cristiano (scarica pdf).

A partire dai testi, propongo una riflessione articolata su tre temi: missione come compito ecclesiale, rinnovamento e innovazione della pastorale e della missione, giustizia sociale.

Testi

Compito Ecclesiale

Stato permanente di missione

Costituiamoci in tutte le regioni della terra in un «stato permanente di missione» (EG 25)

Missione: non eroico compito personale

Sebbene questa missione ci richieda un impegno generoso, sarebbe un errore intenderla come un eroico compito personale, giacché l’opera è prima di tutto sua [di Gesù Cristo], al di là di quanto possiamo scoprire e intendere. Gesù è «il primo e il più grande evangelizzatore» (EG 12)

In movimento di uscita da sé

Bisogna evitare la mondanità spirituale mettendo la Chiesa in movimento di uscita da sé, di missione centrata in Gesù Cristo, di impegno verso i poveri. Dio ci liberi da una Chiesa mondana sotto drappeggi spirituali o pastorali! (EG 97)

Accettare il conflitto per la comunione

[Accettare il conflitto] rende possibile sviluppare una comunione nelle differenze, che può essere favorita solo da quelle nobili persone che hanno il coraggio di andare oltre la superficie conflittuale e considerano gli altri nella loro dignità più profonda. Per questo è necessario postulare un principio che è indispensabile per costruire l’amicizia sociale: l’unità è superiore al conflitto (EG 228)

Rinnovamento e innovazione

Scenari e sfide sempre nuovi

Oggi, in questo “andate” di Gesù, sono presenti gli scenari e le sfide sempre nuovi della missione evangelizzatrice della Chiesa, e tutti siamo chiamati a questa nuova “uscita” missionaria (EG 19)

Revisione e rinnovamento per la comunione, la partecipazione e la missione

Dobbiamo riconoscere che l’appello alla revisione e al rinnovamento delle parrocchie non ha ancora dato sufficienti frutti perché siano ancora più vicine alla gente, e siano ambiti di comunione viva e di partecipazione, e si orientino completamente verso la missione (EG 28)

Partecipare lealmente alla vita della Chiesa per arrivare a tutti

Nella sua [del Vescovo] missione di favorire una comunione dinamica, aperta e missionaria, dovrà stimolare e ricercare la maturazione degli organismi di partecipazione proposti dal Codice di diritto canonico e di altre forme di dialogo pastorale, con il desiderio di ascoltare tutti e non solo alcuni, sempre pronti a fargli i complimenti. Ma l’obiettivo di questi processi partecipativi non sarà principalmente l’organizzazione ecclesiale, bensì il sogno missionario di arrivare a tutti (EG 31)

Caratteristiche innovative di spazi di preghiera e di comunione

Nuove culture continuano a generarsi in queste enormi geografie umane dove il cristiano non suole più essere promotore o generatore di senso, ma che riceve da esse altri linguaggi, simboli, messaggi e paradigmi che offrono nuovi orientamenti di vita, spesso in contrasto con il Vangelo di Gesù. Una cultura inedita palpita e si progetta nella città. Il Sinodo ha constatato che oggi le trasformazioni di queste grandi aree e la cultura che esprimono sono un luogo privilegiato della nuova evangelizzazione. Ciò richiede di immaginare spazi di preghiera e di comunione con caratteristiche innovative, più attraenti e significative per le popolazioni urbane. Gli ambienti rurali, a causa dell’influsso dei mezzi di comunicazione di massa, non sono estranei a queste trasformazioni culturali che operano anche mutamenti significativi nei loro modi di vivere (EG 73)

Giustizia sociale

Ascolto del grido per la giustizia

La Chiesa ha riconosciuto che l’esigenza di ascoltare questo grido [il grido degli oppressi] deriva dalla stessa opera liberatrice della grazia in ciascuno di noi, per cui non si tratta di una missione riservata solo ad alcuni: «La Chiesa, guidata dal Vangelo della misericordia e dall’amore all’essere umano, ascolta il grido per la giustizia e desidera rispondervi con tutte le sue forze» (EG 188)

Testimonianza di comunione fraterna

Il mondo è lacerato dalle guerre e dalla violenza, o ferito da un diffuso individualismo che divide gli esseri umani e li pone l’uno contro l’altro ad inseguire il proprio benessere. In vari Paesi risorgono conflitti e vecchie divisioni che si credevano in parte superate. Ai cristiani di tutte le comunità del mondo desidero chiedere specialmente una testimonianza di comunione fraterna che diventi attraente e luminosa (EG 99)

Partecipazione e missione dei laici

I laici sono semplicemente l’immensa maggioranza del popolo di Dio. Al loro servizio c’è una minoranza: i ministri ordinati. È cresciuta la coscienza dell’identità e della missione del laico nella Chiesa. Disponiamo di un numeroso laicato, benché non sufficiente, con un radicato senso comunitario e una grande fedeltà all’impegno della carità, della catechesi, della celebrazione della fede. Ma la presa di coscienza di questa responsabilità laicale che nasce dal Battesimo e dalla Confermazione non si manifesta nello stesso modo da tutte le parti. In alcuni casi perché non si sono formati per assumere responsabilità importanti, in altri casi per non aver trovato spazio nelle loro Chiese particolari per poter esprimersi ed agire, a causa di un eccessivo clericalismo che li mantiene al margine delle decisioni. Anche se si nota una maggiore partecipazione di molti ai ministeri laicali, questo impegno non si riflette nella penetrazione dei valori cristiani nel mondo sociale, politico ed economico. Si limita molte volte a compiti intraecclesiali senza un reale impegno per l’applicazione del Vangelo alla trasformazione della società. La formazione dei laici e l’evangelizzazione delle categorie professionali e intellettuali rappresentano un’importante sfida pastorale (EG 102)

Nessuno è esonerato dalla preoccupazione per i poveri e per la giustizia sociale

Sebbene si possa dire in generale che la vocazione e la missione propria dei fedeli laici è la trasformazione delle varie realtà terrene affinché ogni attività umana sia trasformata dal Vangelo, nessuno può sentirsi esonerato dalla preoccupazione per i poveri e per la giustizia sociale: «La conversione spirituale, l’intensità dell’amore a Dio e al prossimo, lo zelo per la giustizia e la pace, il significato evangelico dei poveri e della povertà sono richiesti a tutti» (EG 201)

Riflessione

La visione della missione come compito ecclesiale nel quale il primato appartiene a Cristo aiuta a fare una duplice purificazione:

  • libera dalla tentazione di fondare l’annuncio del vangelo sulle nostre forze: non si tratta né di fare sfoggio della propria bravura, né di assumere sulle proprie spalle un peso che non si è in grado di sostenere, ma di disporsi – al contrario – a rinunciare a se stessi e a inserirsi organicamente nel corpo ecclesiale, permanentemente in missione;
  • identifica un compito che supera le dimensioni spazio-temporali dell’hic et nunc, del qui e adesso (radicamento e diffusione del regno) e si apre alla dimensione del servizio (si serve come, dove e quando serve servire): in un certo modo missione e servizio coincidono laddove il credente collabora all’unità del genere umano con lo sguardo proiettato verso il futuro (escatologia), consapevole che il regno di Dio cresce “come, egli stesso non lo sa” (cfr Mc 4,27).

In questo senso appare chiaro il pressante appello che proviene dalla EG a proposito di rinnovamento e innovazione della pastorale e della missione. Se la sfida principale del terzo millennio cristiano è posta nella revisione dell’esercizio dell’autorità all’interno della Chiesa, nondimeno l’aspetto della partecipazione dei laici si deve considerare determinante.

Ci sarebbe da chiedersi se esistono e in che misura sono consapevoli del loro protagonismo ecclesiale laici e laiche in grado di:

  • ripensare modalità e forme missionarie
  • proporre a livello comunitario il rinnovamento della missione
  • realizzare in sintonia ecclesiale nuovi modelli di annuncio del vangelo

E, se non esistono, occorre formarli con tali caratteristiche.

Si deve essere consapevoli che la Chiesa non totalizza l’espressione di tutto il bene possibile e che anche al di fuori dei suoi confini visibili si trovano “parecchi elementi di santificazione e di verità, che, appartenendo propriamente per dono di Dio alla Chiesa di Cristo, spingono verso l’unità cattolica” (LG 8). Perciò non si può sottovalutare la collaborazione con chiunque abbia a cuore il vasto tema della giustizia sociale.

Significativo, in questo senso, è il recente Documento sulla fratellanza umana di Abu Dhabi. In esso è possibile leggere la comune preoccupazione – cristiana e islamica – per la giustizia sociale, per i poveri e per i popoli che hanno perduto la pace, in nome dei quali il documento viene scritto.

Tutto ciò comporta un’autentica conversione, cioè il passaggio da uno stile missionario informato all’assistenzialismo e al paternalismo (che rischiando di creare dipendenza e di inibire crescita e affrancamento dei popoli sono da considerare ingiustizie sociali) ad uno stile missionario ispirato al senso di responsabilità (verso l’umanità e verso il creato) e alla cooperazione (tra credenti in Cristo quale espressione di comunione, con i popoli da servire nell’evangelizzazione, con tutte le persone di buona volontà).