Lascio Twitter

Mi sono iscritto a Twitter nel gennaio 2013 con l’intento di utilizzare una piattaforma di scambio e di contatto con i miei ex alunni, di seguire appassionati di Linux e di coltivare il mio hobby (hacking).

Già due anni dopo questi motivi sembravano superati, anche con piacevoli sorprese.

Twitter è molto cambiato da quando è apparso. Era il 2006. Nel 2010 ebbe il suo momento di gloria con la primavera araba, cominciò ad incuriosirmi per questo. Ma senza farla troppo lunga gradualmente l’inevitabile rumore di fondo di ogni conversazione si è presentato pure su Twitter diventando sempre più intollerabile.

Quasi subito dovetti mettere alcune regole semplicissime per la mia TL.

La proposta da parte di Twitter di seguire personaggi che pagavano per essere seguiti ( ! ) non mi piacque.

Si moltiplicarono poi messaggi idioti, per cui ho bannato regolarmente i relativi utenti.

Per motivi di audience Twitter sente il bisogno di assomigliare sempre di più a Facebook (per il quale avevo già in precedenza espresso tutte le mie riserve).

Dopo che Twitter si è quotato in borsa sono arrivate valanghe di insopportabili pubblicità, pure queste bloccate regolarmente…

Si scopre che milioni di account non sono “persone vere”…

Inevitabilmente è arrivato il sesso a tutto spam…

Sono arrivate le catene di Sant’Antonio

L’anonimato fa il resto…

L’idea di lasciare Twitter non nasce oggi, ma è frutto di una lunga meditazione.

Oggi ho preso atto che il rumore di fondo costituito da bot, troll, conversazioni inutili e fastidiose, volgarità, insulsaggini, manipolazioni, attacchi personali gratuiti (vi risparmio le meschinità rivoltemi da persone che sono addirittura arrivate a ricoprire compiti istituzionali)… tutto questo rumore di fondo ha finito per coprire i pur evidenti meriti di Twitter. In questo momento voglio però rivolgere un pensiero grato a tutte le splendide persone che ho conosciuto grazie a Twitter. Con loro mi piacerebbe restare in contatto e di sicuro i mezzi non mancano.

Twitter si è ammalato. Forse perché si è ammalata la società che rispecchia o è diventato semplicemente impossibile gestire uno strumento cresciuto oltre le sue concrete potenzialità. Da parte mia penso di aver fatto quanto era in mio potere per rendere Twitter uno strumento migliore. Forse avrei potuto fare di più, ma Twitter non è il mio lavoro e io non sono il Papa che può permettersi di utilizzarlo non come social ma come il muretto al quale il writer affida un messaggio senza più preoccuparsi di chi lo legge, di chi risponde, del mondo con cui entrare in relazione. Per me un social serve a socializzare e io non sono un writer; se devo continuare a bloccare decine di utenti incapaci di relazione normale (che pur segnalati continuano nell’anonimato la loro stomachevole presenza) o a leggere messaggi senza un autentico scambio che aiuti a formarsi idee e a crescere (perché banalizzati o denigrati…) o a sentirmi manipolato per gli scopi più disparati… no grazie, ho quasi sessant’anni, preferisco leggermi un buon libro, vedermi un bel film o fare una piacevole passeggiata.

Finché Twitter manterrà il suo modello attuale penso di non essere più interessato al suo servizio e ritengo di poter impiegare in modo più proficuo il mio tempo.