I contorni di Natale

Scusatemi, per gli auguri devo farvi fare un po’ di affari miei. Se avete fretta, però, gli auguri sono in fondo, potete saltare tutto il resto.

Come tutti gli anni, a Natale la famiglia si riunisce. Siamo un bel pò, figli, cognati e cognate, genitori (che piano piano uno dopo l’altro stanno andando in Paradiso e ogni anno sono di meno). Ovviamente organizzare un pranzone di Natale per 30-40 persone non è facile. Allora noi figli ci dividiamo i compiti: qualcuno prepara i primi, qualcun altro i secondi, poi c’è il dolce, poi ci sono gli avanzi del cenone. Insomma, a bocca asciutta non si rimane. Regista indiscussa è mia sorella. Una donna adrenalinica, ben capace di organizzazione, anche quando i suoi impegni personali sembrano superare le umane forze. Per sapere cosa portare il giorno di Natale bisogna telefonare a lei.

Cosa che io ho fatto puntualmente, chiedendole quel che dovessi preparare. “I contorni”, è stata la lapidaria risposta. I contorni?, dico io. Ma che ci vuole a fare i contorni! Dammi da fare qualcosa di più complicato. Eh no, mamma vuole preparare i cannelloni, quell’altro porta l’abbacchio, il dolce il fratello gelataio. Insomma, a te i contorni. Mah: lo scorso anno avevo faticato per preparare dei ravioli neri farciti di cernia, due anni fa avevo pensato a preparare diversi patè per antipasto, tre anni fa il dolcem un mont blanc favoloso (me lo dico da solo), ora i contorni? Poi al plurale: ma quanti ne devo preparare? Uff, sono solo un medio appassionato di fornelli e tavola, ma sbizzarrire la fantasia per Natale non mi è mai dispiaciuto. I contorni, uno pensa, vegetali di accompagnamento, tutto stimolano tranne la fantasia.

Però a pensarci bene i contorni di Natale non sono mica uguali a tutti gli altri contorni. A quelli che uno prepara e mangia durante il corso dell’anno. Sono contorni di un certo tono. E poi diciamocela tutta: se preparati con amore, i contorni hanno tutto un altro sapore. Contorni con contorno di amore, che ce ne vuole tanto a preparare i contorni. Sono andato al mercato, ho girato tra i banchi di frutta e verdura e sentite un po’ cosa ho pensato di preparare. Una stupenda caponata, fatta a regola d’arte, con un’abbondante spruzzata di amore. Poi le zucchine trifolate, anzi una, perchè mio cognato ne va matto. Poi le immancabili patate: arrosto quelle novelle, alla paprika quelle più grosse, sempre con contorno di amore. Poi una composta di castagne, cipolle e mele, che se non l’avete mai provata come contorno magari con l’abbacchio o il cervo non siete autorizzati a storcere la bocca (la ricetta a chi la vuole; l’amore ce lo mettete voi). Infine un’insalata mista di tarocchi (non le carte, le famose arance siciliane), olive nere, pachino (quelli veri, piccoli e dolci) e valeriana, con una goccia di aceto balsamico e abbondante amore. Domani se non si mangiano i contorni che ho cucinato con tanto amore glieli cavo in bocca per forza!

Ma girando tra i banchi del mercato ho trovato anche i litchies che piacciono tanto ai bambini. E li ho presi. E i datteri freschi, provenienza Israele; ho preso anche quelli, magari vengono dalle piantagioni vicino Betlemme e fanno tanto atmosfera. Avete mai provato i datteri freschi sotto grappa? Provateli, sono deliziosi. Io li ho preparati così per domani, sono certo che non mi riporterò indietro nemmeno i barattoli!

Ah, Natale Natale. Che magia quando persino la spesa al mercato e i contorni del pranzone possono diventare una riflessione sulla divinità del Bambino che nasce. Eh sì, pensateci bene. Ci sono Natali dove Gesù fa da semplice contorno. Tutto si festeggia, si festeggia la festa (come in Cina, dove la gente confessa candidamente di non sapere cosa sia Natale, ma di festeggiarlo ugualmente), si festeggia la famiglia (ed è gran cosa), e il Pargolo resta a fare contorno. Ma con tanto amore, garantisco.

Anzi, contorni. Perchè ciascuno di noi ha bisogno del suo contorno. E Gesù non ha fatto mancare nulla a nessuno. Grande Uomo, proprio un grande, sì. Quello che noi riusciamo a fare con le nostre forze, i nostri primi piatti, i secondi, il dolce, ce lo lascia fare; quello che non ci piace, quello che non ci gratificherebbe, lo ha fatto lui. Veramente un grande. E non si è limitato allo stretto necessario. Dal suo amore magico tira fuori anche più di quanto richiesto.

Ah, Natale Natale: dove a volte il contorno lo fa Gesù! E con grande amore! Cosa augurarvi, quindi? Un Natale con tanti contorni: un contorno di pace, che non ci sta mai male, fresca e genuina; un contorno di allegria, semplice e spensierante; un contorno di bontà, eh sì, a Natale tutti più buoni, ma sul serio, non come nelle pubblicità che poi viene il diabete; un contorno di solidarietà, quella che ti fa sentire chiaro che hai ricevuto tanto dalla vita e tanto devi dare. E in questo augurio gastronomico natalizio non dimentichiamoci che senza piatto forte i contorni non bastano: buon Natale del Signore Gesù, il piatto forte, la chiave di volta di questo universo.