addendum ritiro

Il silenzio. Omelia di Compieta
Le ultime cose. Prima meditazione
Dio vi ha chiamati… Seconda meditazione
Tempo di svegliarci dal sonno. Omelia I domenica di avvento

Tempo di svegliarci dal sonno 

Omelia I domenica di avvento

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Ho detto tante parole durante questo ritiro, non voglio esagerare. Ma voglio sicuramente benedire con voi il Signore, ringraziarlo e insieme a voi mettermi ancora una volta in ascolto della Parola, quella con la P maiuscola.

La liturgia dell’avvento fa risuonare la voce dei profeti. In questa prima domenica da un passato lontano ci raggiunge la parola di Isaia. L’avvento, un tempo liturgico che proietta la Chiesa verso il futuro, non può fare a meno di porsi in ascolto dei testimoni della fede prima di noi. Con una sottile pedagogia l’avvento insegna a non fidarci del presente, senza averlo prima fatto illuminare dal passato e senza essere protesi verso il futuro.

Isaia è testimone di una tragedia, espressa nel primo capitalo del suo libro. Dice il Signore: “Ho allevato e fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me” (Is 1,2). La voce di un Padre amareggiato e deluso narra in che modo questi figli si sono ribellati, ma è cosa di pochi versetti. Alla conclusione del capitolo i peccati sono lavati e Sion sarà riscattata.

È qui che si aggancia il secondo capitolo, dove leggiamo i versetti della prima lettura. Alla fine dei giorni non solo il popolo di Giuda e di Gerusalemme sarà riscattato, ma Sion sarà ricercata e abitata da altri popoli, diversi da quello eletto.

La voce del profeta Isaia, pur tra le nebbie profetiche, annuncia una buona notizia, che sarà davvero di tutto il popolo, anzi, di tutti i popoli: le spade saranno spezzate e non vi sarà più guerra.

Ora cerchiamo di immaginare queste parole riferite al presente dei nostri giorni. Qualcuno potrebbe trovarle assurde. Sentiamo parlare di guerre, sentiamo rumori di guerre, i popoli non sono affatto in pace ma lottano tra di loro. La sensazione è che, nella migliore delle ipotesi, questa profezia sia una dichiarazione di buone intenzioni, una specie di letterina a Babbo Natale. Una sensazione simile l’avrenno certamente provata i contemporanei di Isaia. 

Tuttavia sotto il profilo della fede la profezia di Isaia si e avverata. Sion è stata riscattata, la venuta del Signore Gesù – il suo Natale – ha portato salvezza a tutti i popoli e tra il cielo e la terra non è più possibile nessuna guerra, le armi – il peccato, la colpa, l’inimicizia – sono state definitivamente convertite in strumenti di pace.

Sotto il profilo storico, umano, sociale, politico, sembrerebbe che questa profezia sia ancora da avverarsi. Chi la pensa così non ha tutti i torti. Altrimenti non si spiegherebbe perchè Gesù nel vangelo si affatichi a dire che “così sarà la venuta del Figlio dell’uomo“. Una venuta in sordina, senza grandi segni premonitori, se non la corruzione prediluviana. In un certo senso la riproposizione di quella tragedia di cui parla Isaia nel suo primo capitolo: “Ho allevato e fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me“.

L’avvento ci chiede di essere capaci di riconoscere profeticamente i segni del tempo presente. È possibile che la Chiesa sia immune dalla ribellione contro Dio? No. Lo Spirito Santo preserva sempre il piccolo gregge, ma non sottrae la liberta ai figli di Dio. Ecco perché Gesù insiste sulla vigilanza e sull’essere pronti. Insistenza compresa e ripresa da San Paolo nella lettera ai Romani, dove esorta a svegliarci dal sonno e a rivestirci del Signore Gesù.

Davanti a un presente così turbolento e così misterioso siamo noi cristiani a non poterci permetterei altre ribellioni. Questa parola di Dio sembra supplicarci: non voi, almeno voi restate fedeli. Siamo noi credenti a doverci caricare sulle nostre spalle le responsabilità del presente, non solo abbandonando condotte morali che tradiscono la fiducia di Dio, ma anche assumendo uno sguardo critico, profetico appunto, sulla realtà.

Il metro di giudizio non cambia dai tempi del profeta Isaia. Ad una comunità concentrata sui sacrifici senza numero e sugli olocausti, Isaia contrappone il rapporto esistenziale con l’essere umano: “imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova“. Una comunità illuminata impara a fare il bene e si prende cura delle altre creature, soprattutto le più fragili.

Svegliamoci davvero dal sonno. È questo ciò che la Chiesa sta facendo? Il Signore ci dia la grazia di una conversione autentica perchè il suo ritorno ci trovi vigilanti e operosi nell’attesa.