Guerra, riarmo, diritto. La mia risposta a Vera

Da “Vera, 80 anni” come si è firmata mi sono arrivati due messaggi nei mesi scorsi.

Vera Cristiana M. ha inviato il seguente
messaggio da (...)@gmail.com

*** INIZIO MESSAGGIO ***

Salve don Quinzi, la seguo su X. Giro i suoi post
a parenti e amici presentandola come il mio unico
prete preferito. Colto, spiritoso, eclettico,
buongustaio...sempre aggiornato. Detto da una
agnostica con fratello prete potrebbe apprezzarlo.
La interpello su un argomento che mi ha fatto
litigare con mia sorella (...): no al
riarmo, la guerra in Ucraina si ferma con il
Diritto e mi rifila la seguente intervista
https://www.cittanuova.it/e-tempo-di-boicottare-la-guerra-intervista-a-tommaso-greco/.
Il giorno dopo Trump ha fatto quello che sappiamo. (...) Gradirei un suo parere. Grazie. Vera, 80
anni.

*** FINE MESSAGGIO ***

Vera Cristiana M. ha inviato il seguente
messaggio da (...)@gmail.com

*** INIZIO MESSAGGIO ***

Ci tenevo a una suo parere su Riarmo e Diritto.
L'avrei chiesto a mio fratello prete ma è
deceduto due anni fa. (...) Glielo presento tramite un'intervista. (...) Spero che poi
vorrà darmi un parere su Riarmo e Diritto.
Cordiali saluti. @Vera(...)

*** FINE MESSAGGIO ***

Le ho risposto oggi chiedendole se era d’accordo nel divulgare la nostra corrispondenza. Mi ha scritto: “La pubblichi nel suo blog…magari sveglierà qualche pacifista da divano“. Lo faccio con qualche adattamento e integrazione per rendere leggibile una email fin troppo lunga. Ad avercene di Vere così…

Cara Vera,

sono un po’ tardo, preso da mille cose, ma arrivo, piano piano arrivo.

Anzitutto grazie dell’apprezzamento e della fiducia, è solo bontà tua, i miei limiti sono tanti e quelli che vedo appena in parte sono più che sufficienti a spaventarmi. La vita è bella perché permette di incontrare persone diverse, alcune molto belle, con l’abilità di riuscire a specchiarsi negli altri. Penso che per questo vedi in me quello che in realtà porti tu dentro.

Mi chiedi di affrontare un tema spinoso.

Ho letto l’intervista pubblicata da Città Nuova che citi nel tuo messaggio. Senz’altro piena di afflato. Che discende da quel desiderio insito nel cuore di ogni essere umano: vivere in pace con tutti, intessere rapporti giusti, avere relazioni internazionali fondate sul rispetto e sulla civiltà.

Diciamo che in bocca ad una aspirante Miss Italia si tratta di cose che non guastano.

Poi occorre analizzare con cura qualche aspetto. Cerco di farlo con i miei limiti.

Il pacifismo unilaterale non è la soluzione universale alla guerra 

È ingenuo ritenere che nella storia vi siano spazi simmetrici di bene e di male. Sembra che l’intervistato affermi in sintesi: se l’Europa (buona) riorganizzasse “le sue forze già esistenti (e consistenti)” e soprattutto rilanciasse “il suo progetto istituzionale, passando finalmente a rappresentare un organismo unitario e autorevole” prendendo il diritto “sul serio” allora sarebbe la pace.

Approvo incondizionatamente il progetto degli Stati Uniti di Europa. Quando (pacificamente) si realizzerà sarà sempre troppo tardi. Meno comprensibile è la sfiducia nella serietà di quello che è stato costruito finora, addirittura il sospetto che il diritto in Unione Europea non sia preso sul serio.

Mi pare che l’intervistato dimentichi troppo in fretta che la pace, come la giustizia, non può essere frutto di scelte unilaterali. Mentre è chiaro che la realizzazione pacifica dell’Unione Europea è stato un percorso iniziato a seguito di due grandi conflitti armati, non è dimostrato da nessuna parte un automatico nesso di causalità diretta tra costituire un organismo unitario e autorevole che prenda il diritto sul serio e la pace nel mondo. A meno di non modificare la definizione di pace (e di giustizia, vanno sempre insieme) per fare la pace occorre essere in due. Abbiamo già storicamente esempi di pacifismo unilaterale. Li chiamiamo martiri della fede, persone buone e pacifiche che non hanno opposto resistenza a chi le minacciava e uccideva. Ma nemmeno la Chiesa cattolica presenta il martirio come un esempio di vita cristiana da ricercare… non tutti hanno la vocazione al martirio… e spesso quando la vocazione al martirio c’è è per fare la guerra, non la pace…

Alla radice dei conflitti armati

L’intervista rilancia una seconda intervista nella quale si dà la ricetta per la pace.

Avvio di un disarmo progressivo e bilanciato sotto il controllo delle Nazioni Unite che abbia come obiettivo finale la distruzione delle armi nucleari; soppressione simultanea del servizio militare obbligatorio in tutti i Paesi; introduzione del volontariato per la formazione di un contingente militare necessario al mantenimento dell’ordine pubblico interno agli Stati e allo svolgimento delle funzioni di polizia internazionale sotto la guida delle Nazioni Unite; istituzione dell’arbitrato obbligatorio per la soluzione delle controversie tra gli Stati, stabilendo precise sanzioni per il paese che ad esso si sottraesse.

Superfluo dire che per quanto mi riguarda sono del tutto favorevole al bando delle armi nucleari (inutili e catastrofiche). Per il resto mi pare che la proposta non tocchi nessuno dei temi che sono realmente alla radice dei conflitti armati: sete di potere e di denaro, mire imperialistiche, appropriazione di risorse, odio razziale, follia… A parte la fin troppo ottimistica fiducia riposta in una organizzazione sovranazionale (abbiamo l’esempio dell’ONU), a cosa servirebbe una Polizia Internazionale (Interpol?) per l’ordine pubblico? Non è sufficiente che ogni Stato abbia la propria? E per quale ragione la Polizia Internazionale (Interpol?) sarebbe più garante della pace rispetto ad una Polizia nazionale, quando è risaputo che la Polizia non va in guerra? O la soppressione del servizio militare obbligatorio cosa apporterebbe di più alla pace, visto che la stragrande maggioranza degli eserciti è composta di militari professionisti? E soprattutto: con quale forza si potrebbero obbligare gli Stati a risolvere le controversie internazionali attraverso un arbitrato? E chi farebbe rispettare l’arbitrato? E come? Direi che aperto il libro dei sogni poi è difficile trovare un limite ragionevole ai voli della fantasia…

Una intervista lacunosa, dalla parte del più forte

Non entro in quei dettagli dell’intervista che sembrano più adatti ad una chiacchierata in salotto davanti al caminetto con un bicchierino di brandy in mano piuttosto che ad una elevata discettazione giuridico-geo-politica. Per esempio, nell’avanzare la soluzione della guerra in Ucraina l’intervistato si avventura in proposte negoziali, in trattative per soddisfare le rivendicazioni di entrambe le parti (sic!). Trascura del tutto di cogliere i segnali della “guerra ibrida” che è stata riconosciuta alla base dell’attacco russo, dimentica del tutto i carri armati che marciavano verso Kyiv, non mostra alcun interesse alla condizione della vittima rispetto all’aggressore. Direi che per essere un sottile gioco delle parti, alla fine l’intervistato parteggia per la pace del più forte. E non è un gran biglietto da visita con il quale presentare una proposta di trattativa…

Il Paradiso può attendere, per ora il diritto su questa Terra si difende con la forza

Il principio secondo cui il diritto si difende solo da se stesso è fallace e indimostrato. Il diritto, storicamente, si è sempre difeso con la forza. Negli Stati democratici dopo un lungo percorso culturale di civiltà si è arrivati ad un punto di equilibrio. Si è cercato di limitare l’arbitrarietà (quella che reintrodurrebbe surrettiziamente l’arbitrato internazionale favoleggiato dall’intervistato); si è cercato di sottrarre al singolo la gestione dei suoi diritti personali, avocandola allo Stato nel rispetto delle leggi; si è cercato di limitare ogni conflitto diluendolo nelle procedure dei tribunali; e si è cercato di far rispettare tutto questo con la limitazione della libertà dei rei (cioè la prigione) e con i vincoli delle armi (Polizia, Carabinieri, eccetera). Lo Stato si è anche addossato l’onere della difesa di tutti i cittadini, soprattutto dei più deboli. Ecco perché un esercito. Il quale deve essere all’altezza dei compiti istituzionali che gli vengono conferiti dalla legge. Per non spendere molto, si potrebbe avere un esercito con catapulte, lance, balestre, archi e frecce? Sì, ma sarebbe inutile e soprattutto dannoso, comportando la morte certa al primo scontro in battaglia dei (poco intelligenti) militari che ne farebbero parte. Ogni esercito è obbligato periodicamente a “riarmarsi“. Lo è perché se il cittadino vuole che l’incolumità e la sicurezza dei suoi figli e dei suoi nipoti non siano messe in pericolo dal primo pazzo che passa per strada, allora dovrà accettare l’dea che chi deve difenderli lo faccia con gli strumenti più idonei che gli mette a disposizione l’epoca corrente.

La civiltà cattiva scaccia quella buona

Per capire cosa succede quando una civiltà cattiva e guerrafondaia incontra una civiltà buona e pacifica ti propongo due esperimenti mentali.

Primo esperimento. Nella Città di Buone Maniere tutti i residenti sono rispettosi gli uni degli altri, convivono pacificamente e risolvono i loro conflitti senza mai arrivare alla violenza al punto che non esiste Polizia armata. Un cittadino della Città di Tutto Mio decise di trasferirsi nella Città di Buone Maniere e cominciò a pretendere un trattamento di favore, le proprietà altrui e il potere politico. I cittadini della Città di Buone Maniere per conservare la loro civiltà furono costretti a dotarsi di Polizia armata e a rinunciare a qualche buona maniera. Per quanto sia buona una civiltà buona confrontandosi con una civiltà cattiva dovrà reagire per non essere sopraffatta e in questo modo diventerà meno buona.

Secondo esperimento. Nella Città di Tutto Mio una minoranza di abitanti giusti e retti vuole assumere il potere per porre fine al clima di ingiustizia e di intimidazione che caratterizza la loro civiltà. Ci ha provato diverse volte attraverso le elezioni (presuntamente) democratiche, ma senza successo. Alcuni esponenti di questa minoranza hanno contattato i governanti della Città di Buone Maniere per ottenere aiuto militare e sostegno economico. La Città di Buone Maniere ha risposto che per la loro Costituzione, che impone comportamenti pacifici, è impossibile prestare aiuti militari e sostegno economico per fare la guerra. Ha risposto che invece sono pienamente disponibili a favorire un tavolo di trattative. Senza aiuti militari e sostegno economico la minoranza di abitanti giusti e retti della Città di Tutto Mio, individuati anche grazie alle trattative, non è sopravvissuta alla rappresaglia governativa. Una civiltà cattiva ha più chance di imporre il proprio stile di vita cattivo con la violenza rispetto ad una civiltà buona che ha rinunciato alla sopraffazione.

Concludo per non scrivere un (ennesimo) trattato. Non mi piace la guerra. Non mi piace l’ingiustizia. Non mi piacciono le persone che approfittano della loro posizione di Governo e di potere per coltivare i propri interessi invece di quelli delle persone che sono loro soggette. Non mi piace l’idea che vi siano bambini e anziani che subiscono violenza perché inermi. Non mi piace vedere città e natura distrutte dalle bombe. Ma ancor meno mi piace la stupidità umana di chi si ostina a non distinguere pacifismo da viltà e si presta alla propaganda, qualsiasi essa sia, senza l’umiltà di ricorrere agli strumenti critici per capire che in un mondo ipercomplesso dettare ricette facili per la pace fa solo il gioco dei prepotenti.

Cara Vera, spero di aver risposto. Se pensi che la mia risposta possa essere utile ad altri e mi autorizzi, potrei pubblicarla sul mio blog.

Intanto ancora cari auguri per la Santa Pasqua.

Con affetto,

tuo ugo