10 convinzioni sbagliate sul matrimonio cattolico

famiglia_stiaccini_big1. Per sposarsi in Chiesa bisogna essere cresimati

Falso. Pur essendo convinzione molto diffusa che sia necessario essere cresimati per celebrare il matrimonio, alla persona battezzata non viene richiesto quel sacramento. La scelta, non priva di contraddizioni, è però in linea con dottrina e prassi: ogni battezzato ha diritto ai sacramenti e la cresima non è “propedeutica” al matrimonio. Se ne consiglia la celebrazione prima del matrimonio se può avvenire “senza incomodo” (cfr Codice di Diritto Canonico, can 1065). È obbligatorio celebrarla solo dopo il matrimonio se i due fidanzati convivono o il matrimonio è stato contratto già in forma civile.

2. La sposa e lo sposo devono scegliere due testimoni ciascuno, battezzati e cresimati

Falso. Per la validità della testimonianza sono sufficienti due persone maggiorenni non importa se cristiane o non praticanti, in quanto il loro ruolo è meramente giuridico e non implica questioni di fede. Tradizionalmente ciascuno dei due partners si fa accompagnare da due testimoni perché… non si fida di quelli dell’altro!

3. La presenza del prete è indispensabileStasera-in-tv-Viaggi-di-nozze-con-Carlo-Verdone-su-Canale-5-5

Falso. I “ministri” del matrimonio sono gli sposi. Il prete funge da delegato del Vescovo (e del Sindaco, in caso di matrimonio religioso valido agli effetti civili) autorizzato a raccogliere il consenso degli sposi e a controfirmare l’atto. Tale funzione di delegato del Vescovo può essere svolta da chiunque, anche laico, e soprattutto laddove il clero scarseggia i Vescovi già da tempo hanno incaricato e autorizzato suore o laici per raccogliere il consenso durante le nozze.

ct_shrek_fiona_b4. Un cattolico può sposarsi con chiunque senza problemi

Falso. O comunque molto impreciso. Il principio di partenza è che per la parte battezzata il matrimonio avrà sempre valore di sacramento.

Ciò chiarito, il matrimonio tra cattolici e persone appartenenti a chiese e comunità cristiane non cattoliche è relativamente poco problematico, soprattutto se anch’esse riconoscono il matrimonio come sacramento.

Più complesso il discorso del matrimonio tra una parte cattolica e una parte non cristiana. A questa seconda viene chiesto prima della celebrazione di sottoscrivere una dichiarazione nella quale si impegna a non ostacolare la fede e la pratica del partner cattolico e a permettere che gli eventuali figli vengano battezzati ed educati nella fede cristiana.

Purtroppo l’esperienza ha dimostrato che in molti casi l’impegno non è stato rispettato e la parte cattolica è stata soccombente. In particolar modo ciò accade nel matrimonio tra una donna cattolica e un uomo musulmano. Per i gravi problemi che sono derivati da questo tipo di unione le diocesi italiane non solo la sconsigliano ma addirittura la vietano.

Poi c’è la questione minorenni. Di per sé “l’età canonica” minima per sposarsi in Chiesa è di 16 anni per gli uomini e di 14 per le donne (cfr Codice di Diritto Canonico, can 1083). Per quanto il Decreto Generale sul Matrimonio Canonico (1990) stabilisca norme severe per concedere la celebrazione del matrimonio ad una persona di età minore di 18 anni, non sarebbe impossibile che un quarantenne sposi una quattordicenne.

5. Il matrimonio lo annullano in Vaticano alla Sacra Rotasacra-rota

Falso. Nessun tribunale umano potrebbe “annullare” un sacramento, che ha un valore divino. Nemmeno il Tribunale della Rota Romana, popolarmente chiamato “Sacra Rota” (rota, forse perché originariamente i giudici si riunivano in una stanza rotonda). Peraltro il Tribunale della Rota Romana è un tribunale di appello per le cause matrimoniali; in Italia esistono 18 tribunali ecclesiastici regionali che possono trattare le cause matrimoniali in primo e secondo grado.

Ma è bene ricordare e sottolineare che nessun matrimonio-sacramento può essere annullato. Il compito di un tribunale ecclesiastico è di verificare se al momento di sposarsi, quel giorno, il più bello della vita, ci fossero tutti gli elementi per la validità del sacramento. Qualora ne venisse a mancare anche uno solo il matrimonio viene dichiarato nullo (e non annullato), cioè si riconosce che quell’atto non era valido fin dall’origine e non ha prodotto nessun effetto giuridico e sacramentale. Praticamente quel matrimonio non è mai esistito.

Sono contemplati comunque due soli casi nei quali un matrimonio legittimo può essere sciolto: il caso di matrimonio rato e non consumato (un matrimonio non “perfezionato” dall’atto unitivo dei coniugi non è ancora “sacramento” a tutti gli effetti e il Papa può scioglierlo per il cosiddetto privilegio petrino) e nel caso del favor fidei (cioè del favore della fede: uno dei coniugi, sposati prima di essere battezzati, si converte al cristianesimo e l’altro non accetta la coabitazione o provoca gravi offese alla fede; in questo caso il matrimonio si scioglie per privilegio paolino).

truman_show 6. Il matrimonio è nullo solo per impotenza

Falso. Le ragioni che portano a riconoscere un matrimonio come nullo sono diverse. E molte più di quello che si può immaginare. L’impotenza (sia maschile che femminile) è solo una di esse.

Ma si devono tenere in considerazione anche altre cause di nullità del matrimonio sacramento (spero di ricordarle tutte):

  • l’insufficiente uso di ragione (la persona che si sposa in queste condizioni non è in grado di capire esattamente cosa sta facendo, per esempio essendo sotto effetto di psicofarmaci e di sostanze stupefacenti);
  • il difetto di discrezione di giudizio (al momento del matrimonio il partner non era in grado di comprendere tutte le responsabilità derivanti dal matrimonio);
  • le cause di natura psichica (la salute mentale è importante in una coppia: persino l’alcolismo cronico e la tossicodipendenza sono motivi di nullità);
  • l’ignoranza circa la natura del matrimonio (raro al giorno d’oggi, ma chi è certo di sapere tutto quello che significa il matrimonio per la Chiesa Cattolica?);
  • l’errore (capita di essere convinti di sposare una persona e sorpresa!… si rivela essere un’altra!);
  • il dolo (un partner fa credere all’altro di essere ciò che non è, o nasconde qualcosa della sua vita che se l’altro lo venisse a conoscere non lo sposerebbe mai e poi mai: vedi The Truman Show);
  • la simulazione (una persona si sposa per far contento il partner, ma in fondo non crede minimamente in quello che sta facendo: per esempio non crede nell’indissolubilità del matrimonio, non desidera avere figli, non crede nella fedeltà coniugale – e magari ha già l’amante -, non crede che il matrimonio sia sacramento);
  • la condizione (un partner condiziona il matrimonio al verificarsi di un fatto o al successo di un accordo);
  • il timore (ovviamente non è valido un matrimonio celebrato sotto minaccia, per violenza e senza libertà o comunque generando una grande paura per il futuro e per la propria persona);
  • la forma canonica (se non ci sono i testimoni giusti e il delegato giusto a ricevere il consenso e se le parole da dire non sono quelle giuste, il matrimonio non è valido).

Non so se sia un elenco sufficiente. Ora credo capiate meglio perché sono convinto che i 3/4 dei matrimoni sono nulli (cfr Cosa penso del matrimonio).

Pensateci bene, la prossima volta che vi sposate!

7. Non si può dichiarare nullo un matrimonio in presenza di figli

Falso. Il matrimonio è nullo indipendentemente se nel suo corso siano nati (o meno) figli. Rileggi con attenzione il numero 6.

8. La Chiesa non ammette la separazione

Falso. La separazione dei coniugi, come cessazione della coabitazione o anche come istituto giuridico civile, è un fatto eccezionale e certamente non auspicabile. Esistono tuttavia alcuni casi nei quali occorre non solo ammetterla ma anche consigliarla: quando per esempio uno dei due coniugi è violento con l’altro o sottraendosi alle proprie responsabilità mette a repentaglio la serenità economica della famiglia, oppure c’è timore per l’incolumità dei figli, oppure per abuso di alcol o uso di stupefacenti la convivenza non sarebbe rispettosa della dignità dei familiari.

Il coniuge problematico dovrà essere aiutato a trovare soluzioni idonee affinché siano rimosse le cause che lo tengono lontano dalla famiglia.

divorzio_allitaliana_marcello_mastroianni_pietro_germi_017_jpg_ygud9. Le persone divorziate non possono fare la comunione

Falso. Bisogna fare molte distinzioni e sicuramente non è facile affrontare qui tutti i singoli casi. Il consiglio è sempre quello di rivolgersi ad un buon prete, teologicamente preparato e paziente nell’ascoltare in modo completo e non preconcetto la vita a volte sofferta di una persona.

Chiaramente nella rottura di un rapporto è difficile tracciare in modo netto le responsabilità di ciascuno, ma appare anche evidente che due persone adulte cercheranno sempre di trovare una soluzione coerente per i loro problemi. Chi causa il divorzio colpevolmente si pone da sé fuori della comunione della Chiesa e ne subisce le conseguenze.

In linea di principio possiamo però dire che il coniuge che ha subito ingiustamente e senza colpa il divorzio civile non è escluso dai sacramenti, come non è escluso – in linea generale – chi pur divorziato ha deciso di non sposarsi di nuovo.

Esistono poi persone che sanno in coscienza che il loro primo matrimonio era nullo per qualcuna delle cause sopra ricordate. Tuttavia non sono in grado di dimostrarlo davanti ad un tribunale ecclesiastico (che non giudica casi in coscienza ma fatti pubblici) e quindi risulta impossibile dichiarare nullo quel primo matrimonio che come sacramento gode del favore del diritto. Tali persone, in accordo con il proprio Parroco e dopo averne discusso con lui, potranno accostarsi ai sacramenti.

10. Il matrimonio è per sempreSentiero-dei-Fiori-P1110543

Falso. La morte di uno dei due coniugi pone fine al sacramento. La natura stessa del matrimonio prevede una comunione di vita, un mutuo aiuto, il progetto della famiglia, cose tutte possibili solo tra persone viventi.

Quando il Signore chiama a sé uno dei due sposi si avverte forte il dolore della separazione e in molti casi perdura quel senso di appartenenza affettiva che si avvertiva fin dall’inizio del rapporto. Chi ci ha amato continua a farlo anche in Paradiso e dal Paradiso ci aiuta e ci sostiene con la preghiera e l’intercessione. Il ricordo dei momenti belli trascorsi insieme si fa struggente, ma ci sostiene e ci conforta nel cammino della vita.

Lungo il sentiero a chi resta con dolore e nostalgia non rimane altro da fare che riconoscere che nessuno di noi si appartiene completamente e che da Dio abbiamo ricevuto il dono della vita e delle persone che sono al nostro fianco. Come ciascuno di noi anch’esse appartengono a Dio, non sono nostre, e a Dio dobbiamo affidarle.  Chiedendo a lui di poterle riabbracciare un giorno, laggiù, dove terra e cielo si confondono.